Il mare in casa: un sommergibilista italiano alle Hawaii

Il mare in casa: un sommergibilista italiano alle Hawaii.

Ci sono quelle storie che vorresti tenere strette per sempre. Che fatichi a lasciare andare, che mastichi lentamente, che scopri giorno dopo giorno e poi – come i grandi amori – devi far volare.

Ho incontrato Giordano almeno tre anni fa. Ricordo quella prima volta al cospetto di un sommergibilista. Per me digiuna di qualsiasi nozione militare e marittima.

Giordano mi ha accolto da uomo saggio nato nel 1938 e mi ha accompagnato in una lunga avventura di scoperta della sua vita in mare.

Nato a due passi dal porto canale di Fano in una famiglia di marinai, Giorda inizia a navigare da giovanissimo a seguito del padre e del fratello. Nel 1958 la leva militare e un pizzico di ostinata incoscienza lo portano a salpare sul sommergibile Enrico Tazzoli in qualità di motorista.

L’anno seguente Giordano fa parte dell’equipaggio che da Taranto salpa alla volta delle Hawaii per andare a recuperare il sommergibile americano Lizardfish della US Navy è ceduto alla marina militare italiana e riconvertito con il nome di Evangelista Torricelli.

La sua testimonianza diventerà un libro che sto tentando di scrivere in questi mesi burrascosi.

Qui di seguito vi lascio l’incipit:

Il transatlantico Saturnia si muove sinuoso sul bordo dell’acqua. Gli ultimi bagliori del porto di Napoli spariscono dietro alla foschia.

La biblioteca della nave è una cappella di pace tra il frastuono dei passeggeri. Giorda fa scorrere l’indice sul dorso dei volumi riposti ai piani bassi dello scaffale di destra. L’amante di Lady Chatterley lo attende: il romanzo non ancora uscito in Regno Unito, l’opera tacciata di oscenità scritta da Lawrence a Firenze. Ok, vada per questo.

Lo attendono giorni di lunghe attese e meritati riposi. E poi, finalmente, l’America. La vastità dell’oceano che separa i due mondi, quel mare generoso e vasto come il cielo di notte. Tra i militari c’è solidarietà e trepidazione, quasi per tutti è la prima volta.

A bordo, indiscutibilmente, gli uomini in divisa hanno un certo fascino. Soprattutto se si tratta della marina militare italiana: divisa blu, suolino e berretto bianco. La gioventù dei corpi fa il resto. Nonostante lo scomodo viaggio in treno da Taranto a Napoli, Giorda non sente affatto la stanchezza, si gode i saloni lucidi e lunghissimi del Saturnia, l’aria di festa di questa imminente traversata, l’attesa del domani che si affaccia al di là dell’ Atlantico.

Cammina lento per i corridoi, il libro in tasca. Gli sembra di ripercorrere a piedi il molo del portocanale di Fano, si rivede bambino gironzolare tra le donne inginocchiate sulla spiaggia a cucire reti e annodare funi. Lui marchigiano, lui figlio e nipote di marinai. Nato con la salsedine sulla lingua, con il coraggio di chi sfida il mare ad occhi chiusi, di chi si fida della sapienza dei vecchi e delle stelle.

La cuccetta del Saturnia la divide con un motorista come lui. Secondo Gavazza se ne sta a letto ormai da ore, piange. Piange per il viaggio, piange per la distanza alla quale l’intero equipaggio sarà sottoposto. Si parla di lunghi mesi. Secondo e Giorda si sono conosciuti sul Tazzoli. Non il vecchio glorioso Enrico Tazzoli portato alla vittoria per diciassette volte dal capitano di corvetta Carlo Fecia di Cossato durante la guerra, ma quel Uss Barb americano che da ormai cinque anni è passato alla marina italiana e porta il nome del martire di Belfiore.

Il Tazzoli è stato il sommergibile del battesimo, il prossimo sarà il sommergibile della vita.

Giorda se lo ripete in testa ormai da giorni, che scherzo del destino. Proprio lui che aveva alzato quella mano senza crederci troppo. C’è un posto per i sommergibili. Chi vuole andare?

Lo slancio era stato inequivocabile. Era stato un assenso coraggioso e innocente. Giorda non aveva mai visto un sommergibile prima. Sua madre nutriva il terrore di immaginare un figlio nella profondità dell’oceano, imprigionato in una pancia di lamiera. Nutriva quel terrore da quando un vicino di casa portolotto era morto disperso nelle viscere del mare.

2 commenti su “Il mare in casa: un sommergibilista italiano alle Hawaii”

  1. Buonasera! Anche il mio papà è stato sulla Saturnia e poi alle Hawaii per recuperare il Lizardfish. Ranieri Giovanni classe 1938.
    Sarebbe bello avere avere altre notizie.

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