Elisabetta Castagneri racconta il nonno fotografo Mario Castagneri

 

Su Castagneri potrei scrivere infiniti romanzi: basti dire che è il fotografo a cui ho dedicato la mia tesi di laurea magistrale. Un nonno acquisito: studiato profondamente, immaginato e costantemente tirato al centro dell’attenzione.

Il format Nonninfabula non poteva che partire da lui. Io e la nipote Elisabetta Castagneri ci siamo conosciute perché io l’ho chiamata sul fisso di casa dopo aver rintracciato il suo numero su Pagine Bianche. A Milano è l’unica Castagneri, fortuna non da poco. Volevo a tutti i costi parlare con un erede del nonno fotografo e così è stato.

Dal 2017 io e Elisabetta abbiamo iniziato un lavoro di ricerca sulla figura del nonno che ci ha portato a riscoprire un fitto carteggio epistolare tra il fotografo, la moglie Vittoria Savi e i due figli Giampiero e Luciano. Abbiamo insieme indagato tanti fili della storia personale e professionale di Castagneri riuscendo a ridisegnarne un ritratto il più verosimile possibile.

Dato intrigante: Elisabetta non ha mai conosciuto il nonno, scomparso nel 1940. Tutto ciò che oggi sappiamo di lui deriva da un’analisi attenta delle fonti e dai ricordi di famiglia.

Chi è Mario Castagneri?

Castagneri nasce nel 1892 (esattamente cento anni prima di me!) ad Alessandria. Nei primi del Novecento, dopo la morte del padre, si trasferisce con la madre a Milano. Inizia a lavorare con il fotografo Gigi Bassani in via Passarella 20 – strada che oggi si è trasformata in una galleria di shopping e che s’interseca con Corso Vittorio Emanuele II, alle spalle del Duomo.

Nel 1915, non partecipando alla Grande Guerra in quanto riformato, decide di aprire il suo primo studio fotografico individuale in Corso Garibaldi, adiacente il Teatro Fossati (oggi alle spalle del Piccolo Teatro Strehler). È per lui l’inizio di un fitto scambio intellettuale con attori e artisti che arrivano dai principali centri culturali della città. Frequenta assiduamente il Teatro alla Scala e il Teatro Manzoni, l’Accademia di Belle Arti di Brera, le principali gallerie d’arte del tempo.

Nel frattempo si sposa con Vittoria Savi da cui ha due figli maschi: Giampiero (1916) e Luciano (1918). Quest’ultimo è il padre di Elisabetta e Paola Castagneri, le uniche nipoti di Mario e Vittoria.

Nel 1920 con i colleghi Dino Zani e Mario Crimella è in Corso Garibaldi, 2 dove fonda la Crimella-Castagneri-Zani e due anni più tardi la S.f.r.a.i. (Studi Fotografici Riuniti Artistico-Industriali). L’avventura con i soci dura fino al 1924 quando i tre decidono di proseguire singolarmente le loro carriere artistiche.

Castagneri cura le sue frequentazioni con i futuristi (Filippo Tommaso Marinetti e Fortunato Depero); con Gabriele d’Annunzio assistendo alle fasi di creazione del Vittoriale degli Italiani a Gardone; con le attrici di prosa come Maria Melato e Paola Borboni; con il direttore d’orchestra Arturo Toscanini.

Sul calare degli anni Venti, costretto da una situazione economica precaria, Castagneri decide di abbandonare sempre di più la fotografia per dedicarsi al restauro di opere d’arte. Per tutti gli anni Trenta si dedicherà al rapporto con mercanti e collezionisti di quadri cercando di proporsi come mediatore e restauratore. Castagneri muore a Milano nel 1940.

Elisabetta è arrivata a Parma il 1 febbraio 2020 per raccontare la storia del nonno. La data l’abbiamo scelta non a caso: in quel giorno ricorreva il centenario esatto della firma del contratto che ha visto la nascita del primo studio fotografico a nome collettivo fondato da Castagneri, Crimella e Zani.

Per approfondire consulta il sito gestito da me e da Elisabetta Castagneri: www.mariocastagneri.com

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